home’s Cool: da “Guarda cosa hai fatto!” a “Guarda cosa facciamo”

Il gioco per i bambini/ragazzi è il centro, la rotatoria intorno a cui passano tutti i pensieri, tute le emozioni; può capitare che durante le attività ludiche ed i momenti si possa rompere qualche oggetto, a causa di pallonate o corse sfrenate in casa.
Tra le frasi più dette di frequente da parte degli adulti c’è sicuramente
“Guarda cosa hai fatto!”.

Queste parole hanno un potere devastante nella sfera emotiva del bambino: crea senso di colpa per ciò che è successo caricandolo di gravità ed irreversibilità e, di paura perché il soggetto può andare incontro a punizioni e rappresaglia. Se protratto nel tempo questo atteggiamento nei confronti del bambino, può generare in lui ansia, panico e difficoltà ad affrontare la vita e le sue continue sfide.

Ripetiamo qui di seguito una storia vera per avere la percezione di cosa possa succedere prima, durante e dopo una semplice marachella.
Angelo (nome immaginario) è un bambino di 7 anni molto vispo, curioso ed un fedelissimo iscritto al club del gioco.
E’ estate, sono le 3 del pomeriggio e fa molto caldo. Angelo gioca a palla in casa, in attesa di poterlo fare nel cortile di casa; è in camerata e la palla vola toccando il soffitto, gli armadi, il letto e le pareti. Con un tiro più forte del solito la palla urta il lampadario rompendone una piccola parte, grande più o meno come il petalo di una rosa.
Angelo guardando la crepa nel lampadario e sentendo l’avvicinarsi dei passi della mamma, che ha udito il rumore anomalo, sperimenta la paura di ripercussioni; così si inginocchia e senza che nessuno glielo abbia mai fatto vedere prima d’ora, comincia a pregare confidando in una “protezione divina”.

La mamma sopraggiunge nella cameretta imprecando ed urlano “Guarda cosa hai fatto!”, ma vedendo Angelo pregare non ha il coraggio di punirlo.
Questa storia potrebbe semplicemente ispirare un sorriso, ma leggendola bene si trovano 3 fasi distinte:

  1. gioco/spensieratezza
  2. senso di colpa per il danno
  3. paura di ripercussioni/punizioni

Noi adulti potremmo usare la frase “Guarda cosa facciamo”
seguita da una proposta di azione da eseguire insieme al bambino: rimettere a posto, cercare di riparare, semplicemente fare altro qualora il danno fosse consistente, pulire, sistemare.
In fondo la responsabilità del lampadario rotto va divisa equamente tra Angelo ed i genitori: perché non giocavano con lui? Quando un bambino gioca, pensa solo al gioco ma se viene accompagnato è capace di condividere dosi di felicità e divertimento inimmaginabili.

Prima di aggredire, prima di urlare e cercare colpevoli, cerchiamo di capire la reale gravità del danno, ma soprattutto il profondo messaggio che porta con sé il bambino, cioè giocare ed essere nella gioia, due parole con lo stessa radice).

Il bambino vuole giocare: Mai da solo…ma sempre con te!

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